DGEinfo 10/2006
Secondo l'Organizzazione mondiale della sanità (WHO) l'osteoporosi è tra le dieci malattie più frequenti. L'osteoporosi colpisce maggiormente le donne anziane che hanno superato la menopausa e gli uomini di età superiore ai 70 anni, riducendone la massa ossea. La diffusione di questa malattia cresce man mano che aumenta l'aspettativa di vita.
Il termine osteoporosi deriva dal greco (osteo = osso, poro = buco) ed esprime la diminuzione della massa ossea. Si tratta di una malattia sistemica a carico dello scheletro, caratterizzata da una riduzione della massa ossea e da un peggioramento della microarchitettura delle ossa, con relativa diminuzione della solidità e marcata tendenza alle fratture.
Il tessuto osseo, siccome è un organo attivo dal punto di vista metabolico, è soggetto a continui cambiamenti dovuti a processi di crescita, decrescita e rinnovo. La pubertà, assieme alla fase neonatale, si contraddistingue per una crescita delle ossa particolarmente intensa. Il 90% del picco di massa ossea (peak bone mass) si sviluppa entro la fine dell'adolescenza. Durante i primi 5-6 anni di vita per la crescita delle ossa sono ritenuti circa 100 mg di calcio al giorno. Il rapido accrescimento durante la pubertà può innalzare la quantità di calcio ritenuta fino a 400 mg e più al giorno. Dopo l'adolescenza si verifica un calo della quantità di calcio assorbita, cosicché nei giovani adulti vengono ritenuti al massimo 150 mg al giorno. Il 75% del calcio, cioè la quantità più consistente, viene assorbita nel corso della fase neonatale. Per gli adulti la quota si situa in media tra il 20-40% (±10-60%), in ogni caso con l'aumentare dell'età la quota di calcio assorbita diminuisce. Contrariamente a quanto si crede, a causa del ruolo cruciale che hanno nello sviluppo del sistema scheletrico, l'infanzia e l'adolescenza sono fasi fondamentali per la prevenzione dell'osteoporosi. Tra il ventesimo e il trentesimo anno di vita la crescita delle ossa normalmente termina. In seguito domineranno i naturali processi di decrescita, i quali però non devono per forza portare a cambiamenti patologici.
Sintomi dell'osteoporosi sono una diminuzione della grandezza corporea e forti mal di schiena, tali da ostacolare lo svolgimento delle normali attività quotidiane. La diagnosi avviene per mezzo del quadro clinico, di radiografie dello scheletro e/o di un'osteodensitometria (misurazione della densità ossea - BMD = Bone Mineral Density).
Le fratture vertebrali sono le più frequenti fratture ossee provocate dall'osteoporosi seguite dalle fratture del collo del femore, del bacino, dell'anca e della parte del radio vicina al polso.
Fattori di rischio
Nella prevenzione dell'osteoporosi un importante obiettivo da raggiungere è l'ottimizzazione del picco di massa ossea durante l'adolescenza.
Per via della disposizione genetica il complesso di cause comprende più fattori. Tra i principali fattori di rischio che possono favorire una diminuzione della massa ossea figurano: mancanza di ormoni (ad es. durante la menopausa quando la produzione di estrogeni si riduce), inadeguata sollecitazione meccanica a causa di un'insufficiente attività fisica, errata o ridotta alimentazione specialmente per quanto riguarda la carenza di calcio, vitamina D e K, eccessiva magrezza, terapie di lunga durata con certi medicinali (ad es. il cortisone) così come essere forti fumatori (più di 20 sigarette al giorno).
Nella patogenesi dell'osteoporosi anche il peso corporeo figura tra i fattori rilevanti. Tra il tenore di minerali delle ossa e il BMI (Body Mass Index, o IMC = Indice di Massa Corporea) in linea di massima c'è un nesso positivo. Si può affermare che un BMI <22–24 kg/m2 è associato a una minor densità ossea rispetto a un BMI >26–28 kg/m2. Questo effetto positivo del sovrappeso sul tenore di minerali delle ossa, è riconducibile al fatto che l'accresciuto carico che grava su di esse ne stimola il rinnovo. Per prevenire l'osteoporosi un BMI fino a 27/28 kg/m2 (un contenuto sovrappeso di ca. 3-5 kg) è accettabile nelle donne anziane, con il presupposto che non siano presenti altri fattori di rischio (ad es. ipertensione, alti valori di urea).
Prevenzione
Nel contesto della prevenzione l'alimentazione, l'attività fisica e l'esposizione ai raggi del sole giocano un ruolo importante. Nel caso dell'alimentazione, l'attenzione va concentrata su un ottimale apporto di calcio, vitamina D e K. È noto che valide fonti di calcio per ogni età sono il latte e i suoi derivati, preferibilmente nelle varianti povere di grassi.
Il latte, essendo un alimento complesso, fornisce oltre al calcio anche altre sostanze: il fosforo, il magnesio, lo zinco e le proteine, le quali esercitano un influsso positivo sulla salute delle ossa. Anche in presenza di un'intolleranza al lattosio (allergia agli zuccheri del latte) i derivati del latte, nello specifico lo yogurt e il formaggio stagionato, il più delle volte sono assimilabili senza causare disturbi addominali. L'acqua minerale con più di 150 mg di calcio per litro è particolarmente indicata. Anche se la verdura non è un'alternativa al latte, le verdure ricche di calcio come broccoli, finocchio, cavolo verde, porro e cavolo cappuccio, forniscono un buon apporto di calcio.
Il cavolo cappuccio e la verdura a foglia verde forniscono anche la vitamina K. La vitamina K è coinvolta nella costruzione di differenti proteine specifiche delle ossa. Una carenza di vitamina K determina un abbassamento della densità ossea e un innalzamento del rischio di fratture. Ne consegue l'importanza di un sufficiente apporto di vitamina K.
Gli ossalati, i fitati, gli acidi uronici e la lignina, pur riducendo la biodisponibilità di calcio, in una dieta comune non rappresentano un fattore rilevante.
Maggiore è il consumo di sale da cucina e di proteine con alto contenuto di aminoacidi solforici, maggiore è la quantità di calcio eliminata dai reni.
La vitamina D favorisce l'assorbimento del calcio. Durante i mesi estivi, per sintetizzare vitamina D a sufficienza, basta esporre ai raggi del sole il viso, le mani e le braccia, 3 volte alla settimana dai 5 ai 15 minuti. Dopo circa 20 minuti la sintesi raggiunge il suo massimo e non aumenta prolungando l'esposizione ai raggi solari. L'apporto quotidiano di vitamina D consigliato per bambini, ragazzi e adulti è di 5 µg, per gli anziani al di sopra dei 65 anni è di 10 µg. Alimenti ricchi di grassi come aringa, sgombro, salmone, tonno, fegato e pollo sono un'importante fonte di vitamina D.
L'attività fisica con contrazioni muscolari attive influisce sullo sviluppo delle ossa e quindi sulla salute delle stesse. Nella prevenzione dell'osteoporosi sono particolarmente indicate le attività corporee che accrescono il tono muscolare e che gravano sulla fisiologia della ossa. Tra queste attività si annoverano gli allenamenti orientati al moto e alla resistenza come le corse regolari o le camminate. Le attività sportive come il ballo o la ginnastica sviluppano anche la coordinazione corporea.
La facoltà delle ossa di reagire alle sollecitazioni meccaniche sopra elencate è al suo massimo nell'infanzia e nella giovinezza. Quindi è bene che a scuola gli sport vengano praticati con crescente intensità, frequenza, ma che siano anche vari, cosicché i movimenti e le sollecitazioni differenziate diano il loro importante contributo alla formazione delle ossa.